mario dentone
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Ho sentito cantare un angelo
[1990]

Chiunque credo conosca Niccolò Paganini, il più grande violinista di ogni tempo, il vero virtuoso che da due secoli si dice sia rimasto insuperato e forse insuperabile. Figuriamoci quindi cosa significhi per un ligure! Così, quando nel 1989 mi imbattei in una biografia ritenuta seria su di lui, cominciai ad approfondire il personaggio, sì artista, ma anche uomo, al di là dalla leggenda del “Non ripete”, del “patto col demonio”, etc.

Come scrittore sono sempre stato curioso di conoscere la vita anche intima, vizi e virtù umane di quei cosiddetti “mostri sacri” che fin da bambini ci sembrano sempre così alti, inarrivabili, da non essere come noi, da appartenere a un extra mondo per noi inconcepibile. E invece…

Cominciai così a procurarmi ogni sorta di testo, biografie, cassette musicali, documenti d’archivio, e per un anno mi immersi in quell’oceano di viaggi in carrozza per l’Europa, di donne assatanate e altre romantiche, nel suo mondo romantico e folle, spesso inventato da finti biografi, fino a che, al momento di concretizzare le mie ricerche, le pagine e pagine di appunti, appunto scrivendo qualcosa su Paganini, da narratore quale ritenevo di essere pensai subito a una biografia di verità, o ad un romanzo biografico, che lo facesse vivere al di là dalla leggenda. Ma ogni alternativa mi sembrava già scritta, già letta, già pubblicata.

Paganini era personaggio vivo, autentico, emblema totale del vero romanticismo, passionale e avventuroso, di quiete e di violenza: stava in buona compagnia con personaggi come il Foscolo, Byron e Shelley, come Chopin e Berlioz, come l’amico Rossini, perché dunque non renderlo davvero vivo? In fondo avevo letto e saputo tutto, di lui… Quindi cosa di meglio di un testo teatrale che veramente lo facesse protagonista.

Non avevo mai scritto teatro, e poche erano state le mie letture teatrali, sempre teso com’ero alla narrativa, e tanto meno avevo frequentato teatri, fossì’anche solo da spettatore, vivendo staccato dalla grande città. Ma ci provai, e poi diedi il testo inedito a un’esperta assoluta di teatro quale Graziella Corsinovi, docente universitaria, studiosa di livello internazionale di Pirandello, Rosso di San Secondo, insomma, il massimo nel mondo teatrale. Ebbene, fu lei a scoprirmi, dicendo press’a poco: “Non hai mai scritto teatro ma tu sei per il teatro”… Da allora, da Niccolò Paganini, venne il resto.

 

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